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12/03/12

Accabadora

In questo libro della Murgia c'è tutta la Sardegna più autentica, primitiva e selvaggia.
Una Sardegna mille miglia lontana dai villaggi turistici con divanetti in midollino, dai gossip estivi su teste più o meno coronate e dalle acque turchesi sovraffollate di yacht. La Sardegna della bella vita, del divertimento, della superficialità vacanziera è relegata lì, sulla costa.

Gli avvenimenti di queste pagine, invece, si svolgono all'interno.
In un luogo così lontano nello spazio, e nel tempo, da offuscare le precise coordinate geografiche in cui si muovono i passi di Maria Listru e di Tzia Bonaria.
E' un luogo affrescato a suon di muretti a secco, di labili confini tra le vigne, di mandorle tritate sopra un tavolo, di ceste pronte per le nozze, e nulla più.

Un luogo che, pagina dopo pagina, è destinato a perdere la sua solarità mediterranea per svaporare tra le nebbie accoglienti e misteriose dell'interiorità. 
E' in questa dimensione intima, in perenne bilico tra l'esserci e il non-esserci (le colpe, come le persone, iniziano a esistere se qualcuno se ne accorge - cit.), che si intrecciano, si ingarbugliano, si dipanano e si riallacciano i destini di

03/03/12

Il coraggio del pettirosso

Che cosa centri il pettirosso con questo libro non sono proprio riuscita a capirlo.
Viene citato solo nell'ultima brevissima frase, oltre che come terza parola nella quarta di copertina.
Ammetto che l'incapacità di cogliere il legame tra questo uccellino e la storia narrata, ma forse sarebbe meglio dire le storie, sarà dovuta alla mia limitatezza mentale, alle scarse conoscenze ornitologiche o alla difficoltà di cogliere certe sottigliezze liriche.
Però, quando leggo Maggiani, io che non sono per nulla poetica, mi sciolgo come burro al sole e passo ore a rileggere le stesse poche righe.
Mi piace il modo in cui lavora artigianalmente con le parole, la sapienza da scalpellino con cui scava nel loro significato, l'abilità da prestigiatore con cui fa emergere grandi sentimenti dal cappello un po' vecchiotto e malmesso della lingua italiana, il gusto estetico da designer raffinatissimo con cui osa accostamenti che a noi, poveri profani, non verrebbero in mente nemmeno sotto l'effetto dell'alcol.

Maggiani è uno scrittore che dovrebbe avere un posto d'onore nelle librerie di tutti i viaggiatori, ma i suoi libri non dovrebbero mai essere messi in valigia perchè non si possono fare due viaggi nello stesso momento.
O sei lì, sul posto, intento a scoprire le meraviglie che ti circondano e ad ascoltare le storie che i volti e le pietre intorno a te hanno da raccontare, oppure

02/02/12

Mirador. Irene Nemirovsky, mia madre

Lo tengo stretto tra le mani.
Stretto, strettissimo, sempre più stretto.
Come un dono che arriva inaspettato e temi possa svanire appena volgi lo sguardo.
Ma lo sguardo è fisso lì, ipnotizzato. Non riesco proprio a distoglierlo.
Un sorriso felice e quattro occhi che emergono annebbiati dalla trama sfocata di una vecchia foto in bianco e nero. Che emergono a colpire quel punto del tuo cuore di mamma che già sà, o immagina, a chi appartengono.
E' un punto del cuore delicatissimo, il più delicato di tutti. Quello dove si nasconde la paura inconfessabile che possa succedere qualcosa capace di dividerci dai nostri figli.

Lascio la presa.
Temo quasi di stropicciare questa vecchia foto riprodotta in copertina. Di far svanire una storia privata che è rimasta troppo a lungo nascosta, celata tra i dolorosissimi ricordi rimossi di una bambina. Una bambina che qui ha poco più di un anno e che, di lì a poco, non potrà più sentire le carezze di quella mano che ora le sorregge il braccio cicciottello con tanto amore e spensieratezza.

Apro il libro.
Annuso il profumo delle pagine, le lascio scorrere tra le dita.
So già che a un certo punto questa madre se ne andrà dalla scena, ma non posso immaginare che se ne andrà proprio alla mia età. E non posso nemmeno immaginare che, delle due figlie, la più piccola la vedrà andarsene scortata da due gendarmi proprio all'età di cinque anni, la stessa di mio figlio.

Brividi. Freddi.
Lungo la schiena.

27/01/12

Qualche libro per ... non dimenticare!

La bambina (n.d.r. rientrando a casa) trova due poliziotti nell'anticamera e la famiglia pallida, riunita in salotto. Un autentico terrore l'assale e perciò si accinge a chiedere perdono. Ma la madre s'inginocchia per prenderla tra le braccia, le sussurra all'orecchio di fare la brava, di ubbidire al babbo e alla sorella, la bacia a lungo, si rialza e, con la valigia in mano, se ne va scortata dai gendarmi.

Due gendarmi sono venuti a prendere la bambina e la sorella alla scuola del villaggio. Le conducono al posto di polizia passando per la strada maestra. Tutte le finestre sono chiuse. Ovunque si sollevano lembi di tendine. Un bimbo di due anni gioca sul marciapiede. Un porta si socchiude, un braccio lo afferra e lo trascina dentro. La piccola è fiera di sfilare così in mezzo a quel grande silenzio, come se fosse una principessa da scortare fino al suo regno. Vorrebbe dare la mano ai gendarmi. Li conosce già: tre mesi prima hanno portato in viaggio la madre.

La bambina in questione è Elisabeth Gille, che nel luglio e ottobre del 1942 ha compiuto da poco i cinque anni. L'attuale età di Samir, mi viene da pensare mentre leggo queste parole in Mirador, il libro con cui l'autrice ripercorre la vita di sua madre, Irene Nemirovsky.
Una scrittrice ebrea che ho scoperto da poco, ma che è entrata subito a testa alta nelle cerchia dei miei preferiti. Tanto che questo libro è un regalo della carissima Adele, accanita divoratrice di libri, e mi è stato donato da pochi giorni.
E' sul mio comodino proprio oggi, il Giorno della Memoria. Una strana coincidenza, perchè esattamente un anno fa scrivevo su Anobii la recensione a Suite Francese, il romanzo che la madre ha lasciato incompiuto a causa della deportazione ad Auschwitz.

Ieri sera ho sentito in TV che solo il 5% dei ragazzi tedeschi sotto i 30 anni sa che cos'è Auschwitz. Mi sono venuti i brividi ...
E nello stesso tempo mi sono resa conto che nell'arco di quest'anno, senza volerlo (nel senso che alcuni mi sono stati prestati e raccomandati), ho letto diversi libri sul mondo ebraico, non tutti riguardanti l'Olocausto. Oggi voglio condividerli con voi, certa che anche la lettura è un ottimo modo per tener in vita una cultura e non dimenticare quanto è accaduto nel cuore della "civilissima" Europa.

Eccoli qui:

05/12/11

"Jezabel" di Irene Nemirovsky

Ho scoperto Irene Nemirovsky, una scrittrice ucraina di inizio Novecento, solo pochi mesi fa e so già che non potrò più farne a meno.
E' stato amore a prima ... pagina!
Più leggo i suoi romanzi e più mi piace, la dipendenza nei confronti del suo bel scrivere si rafforza ad ogni libro che arriva sul mio comodino.

Con Suite Francese mi aveva a dir poco incantata.
Con Jezabel la delicatezza del suo stile e la capacità di penetrare come un bisturi affilato fino in fondo all'animo femminile raggiungono altezze vertiginose.

Ogni sua parola è come il tocco di un pittore post-impressionista: perfetta per dimensione, azzeccata nel tono, ineguagliabile per intensità cromatica.
Il suo posto è e non potrebbe essere altrove. Il suo senso è quello e non esistono sinonimi capaci di sostituirla. Il suo rapporto con tutto ciò che viene prima e verrà dopo è di una profondità così leggera da trarre in inganno anche le menti più sensibili.
Per gustarla fino in fondo devi accostarla alle altre, seguire il lento fluire della descrizione. Arrivare fino al punto. Prendere la giusta distanza e lasciarti, poi, ipnotizzare da quella forma che piano piano avanza dal bianco della pagina.
A quel punto, come d'incanto, tutto acquista un senso. Nulla è più lasciato a ciò che, fino a pochi istanti prima, sembrava puro caso e tu ti ritrovi spiazzato davanti a tanta meraviglia.

28/11/11

La Cena

Questo libro di Herman Koch ha raccolto pareri diversissimi tra gli amici che lo hanno letto e quindi, prima di iniziarlo, l'ho lasciato per un bel po' di mesi a decantare sugli scaffali della libreria.
Con il senno di poi, dico che avrei potuto leggerlo fin dall'inizio perchè a me è piaciuto molto.

Mi è piaciuto lo stile, ironico e talvolta addirittura sarcastico. Uno stile inaspettato vista la tematica così delicata.
E mi è piaciuta la trama, così difficile da giudicare e ricca di interrogativi morali.

Ma prima di proseguire, devo assolutamente raccontarvela per sommi capi.
Altrimenti vi sarebbe davvero difficile poter seguire le mie riflessioni.

27/10/11

Il mio nome è rosso

Di me diranno che sono la lettrice.

Così, con una semplice descrizione lapidaria delle varie voci che compongono un affascinante ritratto corale, iniziano i moltissimi capitoli di questo libro di Orhan Pamuk, Premio Nobel per la letteratura un paio di anni fa.
Ogni personaggio, uomo, animale, pianta o colore, ha infatti a disposizione uno o più capitoli per descrivere dal suo punto di vista e secondo le proprie emozioni i pochi eventi e i molti sentimenti di uno strano giallo. Dico strano perchè la voglia di scoprire l'assassino non è certo predominante durante la lettura e sembra quasi che lo scrittore utilizzi questo genere solo come pretesto per narrare qualche cosa d'altro.

Certo: i morti sono più d'uno, l'assassino è ben presente e monologa spesso con il lettore, gli assassinati raccontano in prima persona gli ultimi istanti della loro vita e il trapasso ad un'altra dimensione, molti sono quelli che vogliono fare chiarezza sulla faccenda e il rosso del titolo, pur presentandosi così magistralmente
Il mio nome è rosso […] Mi faccio notare. Non ho paura degli altri colori, delle ombre, della folla o della solitudine. Com’è bello riempire con il mio fuoco vittorioso una superficie che mi attende! Dove mi espando io, gli occhi brillano, le passioni si fortificano, le sopracciglia si alzano, i cuori battono forte. Guardatemi, com’è bello vivere! Contemplatemi, com’è bello vedere. Vivere è vedere. Io vedo ovunque. La vita comincia con me, tutto torna a me, credetemi.
non è certo lontano dal sangue e la violenza.

Ma queste pagine offrono molto di più ed è davvero difficile classificarle con un singolo genere letterario.
C'è l'amore tra Nero e Sekure, forte e inesauribile, che dura a distanza per oltre 12 anni, ma non sufficiente a farne un romanzo sentimentale.
C'è la bellissima descrizione di Istanbul a fine Cinquecento, dei suoi complicati rapporti con la Serenissima e l'Europa, della vita alla corte del Sultano, dei mestieri che vi si praticavano, ma definirlo romanzo storico sarebbe troppo riduttivo.
Ci sono pagine intere sull'arte islamica, la sua componente filosofica-religiosa, il ruolo dell'immagine nella cultura musulmana, bellissime (anche se talvolta un po' troppo lunghe e ripetitive) descrizioni di miniature, dei loro soggetti e delle tecniche usate all'epoca per realizzarle. C'è amore e odio, timore e ammirazione per il ritratto occidentale, la prospettiva da poco scoperta in occidente, l'implicito realismo e tutte le novità dell'arte rinascimentale. Eppure non è nemmeno un trattato d'arte.

E allora, che cos'è questo libro???

E' Istanbul.

19/09/11

Il sogno del bambino stregone

Rispetto.
E' questa la prima cosa che bisogna mettere in valigia prima di intraprendere qualunque viaggio, questa la disposizione mentale che bisogna avere quando si inizia una nuova lettura, questo il sentimento che cerco di infondere in mio figlio ogni qualvolta se ne presenti l'opportunità.
E per "rispetto" intendo soprattutto quello verso la diversità, che è a mio avviso il patrimonio più grande di questa pazza umanità pronta a tutto pur di uniformarsi in usi e consumi. Una diversità che quando si viaggia è evidente soprattutto nel paesaggio, nelle forme di urbanizzazione, nel cibo, nello stile di vita, nelle abitudini dei locali, in ciò che la gente pensa e nelle modalità in cui lo afferma.

Però ci sono dei casi in cui il rispetto che vorrei provare per una cultura altra è sopraffatto, schiacciato, disintegrato dalla nausea, l'orrore, la ripugnanza, il terrore che alcune tradizioni e abitudini mentali suscitano in me. E questo libro di Luca Castellito, che racconta la storia vera di un bambino stregone divenuto poi bambino di strada, ne è l'ennesima conferma.

10/09/11

Everyman

Solo arrivata alla fine del libro, pensando a come avrei potuto iniziare a mettere nero su bianco le profonde emozioni che ha scatenato in me, mi sono resa conto che non mi ricordavo il nome del protagonista, pur ricordando quello del fratello, della figlia, delle tre mogli e di alcuni altri personaggi incontrati tra le pagine. E solo in quel momento ho realizzato che questa amnesia non era un brutto scherzo della mia memoria, ma solo l'ennesimo colpo di genio della creatività di Philp Roth.

24/07/11

Montedidio

E' il mio primo Erri De Luca e so già che non sarà l'ultimo. Come so pure che metterò lui in valigia quando tornerò a Napoli. Si, prima o poi ci tornerò. L'ho promesso poco fa al gruppetto di napoletani che per due giorni ha contagiato di allegria il nostro albergo. Grazie a loro, e alla musicalità della loro parlata, le parole incise sulla carta hanno preso vita e mi sono entrate fino in fondo al cuore.

La prosa di De Luca è lirica, il suo modo di scegliere e accostare le parole regala le stesse forti emozioni del Maggiani de Il viaggiatore notturno. I suoi discorsi partono dal quotidiano, prendono a prestito oggetti e nomi della vita di tutti i giorni. Poi lui li sciacqua nella lava del Vesuvio e ogni parola ne esce con le doppie raddoppiate, con accenti dove non dovrebbero esserci, con parole inspiegabilmente troche e unite da apostrofi mai messi a caso. E così quella quotidianità si eleva, diviene metafora di ciò che di più nobile sta in ognuno di noi.

21/07/11

La versione di Barney

Può un alcolista ebreo, un uomo spesso violento, accusato di omicidio e assolto per insufficienza di prove (ma con grossi dubbi che permangono nell'animo di tutti coloro che lo conoscono), con tre matrimoni finiti sempre in modo catastrofico, una professione di produttore televisivo che rende moltissimo in termini economici, ma con risultati alquanto discutibili sul piano artistico, risultare simpatico???
La risposta è assolutamente affermativa. Ma solo se quest'uomo si chiama Barney Panofsky.

30/06/11

Libri ... che passione!

Il titolo di questo blog potrebbe forse trarre in inganno e far pensare l'ignaro lettore che la mia unica passsione sono i viaggi e tutta la sfera affettiva che può riassumersi con la parola baci e che racchiude il grande mondo delle emozioni.
E invece no!

Perchè ce n'è un'altra altrettano grande e che coltivo da anni: la LETTURA. Ed è una di quelle passioni viscerali, che racchiude in sè entrambi i "nomi" di questo blog.
Perchè leggere è un po' come viaggiare e ti permette di farlo sia nel tempo che nello spazio; diciamo che è il mio viaggio quotidiano sulle ali della fantasia.
E inoltre tocca la sfera dei sentimenti e dell'emotività come le bellezze naturalistiche del nostro pianeta, l'incontro con persone di altre culture, lo stupore dinanzi a ciò che di meglio l'uomo è riuscito a fare nel corso dei secoli.

Inutile dire che sono un membro attivo su Anobii e chi desidera seguire le mie letture e i miei commenti può farlo da qui.
In Viaggi e Baci raccoglierò solo le mie letture di narrativa preferite, evitando di tediarvi con ciò che non è piaciuto nemmeno a me. Darò più spazio invece alla narrativa di viaggio, a quei libri che possono essere ottimi compagni di viaggio in determinate mete e ai libri che ho messo in valigia.
E visto che Samir è il cooprotagonista di queste mie avventure, darò spazio anche ai suoi libri preferiti e a quei libri per bambini che trattano argomenti vicini a ciò che si fa e si vede in giro per il mondo.

Qualunque consiglio di lettura riceverò da parte vostra, sarà graditissimo  ;-)
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