Alle volte basta un piccolo particolare nella vita di tutti i giorni per venir trasportati con il pensiero dall'altra parte del pianeta. E' quello che mi è successo questa mattina aprendo le finestre e scoprendo un cielo incredilmente azzurro e una temperatura decisamente insolita per metà febbraio. Non so per quale strano collegamento logico (o illogico!) mi sono rivista lì, alle porte del deserto, intenta a guadare un rivolo d'acqua per raggiungere Ait Benhaddou.
Era lo scorso febbraio ed eravamo nel sud del Marocco, a circa tre ore d'auto da Marrakech.
Nella testa gli incredibili colori dell'Atlante appena valicato, il cuore già rivolto a sud, verso Ouarzazate. Eppure ci lasciamo tentare e, una ventina di chilometri prima di raggiungere la meta, svoltiamo a sinistra lungo una strada polverosa che, come una lama sottile, attraversa l'hammada.
Questo il nome con cui i locali chiamano il deserto roccioso che ci circonda.
Ci muoviamo sospesi tra l'ocra e il rosso Marrakech, in un'incredibile varietà di calde tonalità. Sopra di noi l'azzurro terso di un cielo che non conosce acqua, ma che oggi è attraversato da morbide nubi dalle forme bizzare.
Poi, di colpo, una chiazza verde vivo. E' la grande palmerie che abbraccia Ait Benhaddou, una delle kasbah più suggestive del nord Africa. O, almeno, la più familiare agli occhi dei cine-spettatori occidentali.
| attraversamento del rio che separa Ait Benhaddou dalla "città nuova" |
Era lo scorso febbraio ed eravamo nel sud del Marocco, a circa tre ore d'auto da Marrakech.
Nella testa gli incredibili colori dell'Atlante appena valicato, il cuore già rivolto a sud, verso Ouarzazate. Eppure ci lasciamo tentare e, una ventina di chilometri prima di raggiungere la meta, svoltiamo a sinistra lungo una strada polverosa che, come una lama sottile, attraversa l'hammada.
| la kasbah di Ait Benhaddou e l' "hammada" che la circonda |
Questo il nome con cui i locali chiamano il deserto roccioso che ci circonda.
Ci muoviamo sospesi tra l'ocra e il rosso Marrakech, in un'incredibile varietà di calde tonalità. Sopra di noi l'azzurro terso di un cielo che non conosce acqua, ma che oggi è attraversato da morbide nubi dalle forme bizzare.
Poi, di colpo, una chiazza verde vivo. E' la grande palmerie che abbraccia Ait Benhaddou, una delle kasbah più suggestive del nord Africa. O, almeno, la più familiare agli occhi dei cine-spettatori occidentali.