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25/02/12

Ait Benhaddou, la kasbah degli Oscar

Alle volte basta un piccolo particolare nella vita di tutti i giorni per venir trasportati con il pensiero dall'altra parte del pianeta. E' quello che mi è successo questa mattina aprendo le finestre e scoprendo un cielo incredilmente azzurro e una temperatura decisamente insolita per metà febbraio. Non so per quale strano collegamento logico (o illogico!) mi sono rivista lì, alle porte del deserto, intenta a guadare un rivolo d'acqua per raggiungere Ait Benhaddou.

attraversamento del rio che separa Ait Benhaddou dalla "città nuova"


Era lo scorso febbraio ed eravamo nel sud del Marocco, a circa tre ore d'auto da Marrakech.
Nella testa gli incredibili colori dell'Atlante appena valicato, il cuore già rivolto a sud, verso Ouarzazate. Eppure ci lasciamo tentare e, una ventina di chilometri prima di raggiungere la meta, svoltiamo a sinistra lungo una strada polverosa che, come una lama sottile, attraversa l'hammada.

la kasbah di Ait Benhaddou e l' "hammada" che la circonda


Questo il nome con cui i locali chiamano il deserto roccioso che ci circonda.
Ci muoviamo sospesi tra l'ocra e il rosso Marrakech, in un'incredibile varietà di calde tonalità. Sopra di noi l'azzurro terso di un cielo che non conosce acqua, ma che oggi è attraversato da morbide nubi dalle forme bizzare.
Poi, di colpo, una chiazza verde vivo. E' la grande palmerie che abbraccia Ait Benhaddou, una delle kasbah più suggestive del nord Africa. O, almeno, la più familiare agli occhi dei cine-spettatori occidentali.

29/07/11

Guide sul Marocco

Con due viaggi in Marocco nell'arco di nove anni, la mia libreria si è arricchita di ben tre guide su questo paese, diverse tra loro e sotto certi aspetti complementari:

21/07/11

un riadh nella kasbah di ouarzazate

Riadh in arabo ha tre significati: è un nome di persona e vuol dire il calmo, il tranquillo; è la capitale degli Emirati Arabi e significa il giardino del paradiso; in Marocco indica la tipica casa araba, con giardino interno su cui affacciano le varie stanze e grande terrazzo sul tetto.
Da alcuni anni è molto di moda alloggiare in una di queste vecchie residenze ristrutturate, soprattutto se si visita Marrakech, la cui medina è tutto un brulicare di questa nuova forma di ospitalità.
Noi abbiamo fatto questa esperienza a Ouarzazate, l'ultima città importante alle porte del deserto.
Devo ammettere che era uno dei sogni messi in valigia e che il suo avverarsi è stato uno dei momenti più belli ed emozionanti dell'intero viaggio. Soprattutto perchè è capitato un po' per caso e in una delle location più suggestive del sud marocchino.

Lungo la strada leggo sulla guida dell'esistenza di due riadh all'interno della kasbah e convinco il mio Riadh, assai titubante, e il resto della truppa ad andare a darci un'occhiata. Per raggiungerlo seguiamo le indicazioni di un farmacista e ci incamminiamo lungo stradine strette e polverose, che si attorcigliano come fili di lana nel gomitolo rosso della città vecchia.
in cammino verso il Riad Roise Noir

15/07/11

Il titano inginocchiato

Tremava ancora il cuore a Perseo mentre sfrecciava veloce nel cielo. L'impresa era stata lunga e assai pericolosa. A ricordarglielo, c'era ancora l'immagine con tutte quelle strane rocce nella terribile foresta nera, su, nel Grande Nord. Non rocce normali, ma uomini pietrificati nelle pose più bizzarre e terrificanti.
Eppure lui ce l'aveva fatta!
Nello zaino, oramai, c'era la testa di Medusa e il compito affidatogli dal suo signore era stato portato a termine. Ma, a pensarci bene, prima di tornare verso casa, c'era ancora una piccola faccenda da sbrigare: dare una bella lezione a quel rude titano di nome Atlante, che non aveva voluto dargli aiuto e ospitalità nella prima fase della sua missione.
Punirlo sarebbe stata un'impresa da ragazzi.
E infatti, non appena Perseo tirò fuori la testa di Medusa dallo zaino, Atlante si irrigidì all'istante e il suo fardello si trasformò in una montagna gigantesca che avrebbe sorretto per sempre il cielo, con un peso così immenso da costringelo ad inginocchiarsi verso il sole che tramonta nel nord Africa.
Fino alla fine dei suoi giorni.
L'Alto Atlante scendendo dal Tizi n' Tichka
Questa l'origine del Adrar n Dren, secondo la mitologia greca. Una catena montuosa che in lingua berbera significa il Monte dei monti e che gli occidentali chiamano semplicemente Atlante.
Un fenomeno naturale colossale, che con i suoi 700 chilometri attraversa Marocco, Algeria e Tunisia, oltrepassando in alcuni punti i 4.000 metri di altezza.

Noi l'abbiamo attraversato nel suo versante occidentale, diretti da Marrakech verso il Grande Sud e passando per il Tizi n' Tichka, il più alto passo carrozzabile in terra marocchina.
Ammetto che non eravamo minimamente preparati a ciò che questo angolo d'Africa aveva da offrirci e che è stata un'esperienza davvero memorabile.

Che colori!

La "Pastilla au poulet" de La Tolerance

Non ho alcun dubbio ad affermare che il Ristorante La Tolerance di Essaouira è il miglior posto in cui abbiamo mangiato durante il nostro secondo viaggio in Marocco e riprova ne è il fatto che ci siamo venuti per ben due pasti di seguito.
L'abbiamo scoperto per caso, passeggiando tra i vicoli di questa bella cittadina affacciata sull'Atlantico. E' un locale molto intimo, con solo 6 tavoli in un ambiente dallo stile tipicamente arabeggiante. Si trova di fronte a un ristorante con le vetrine tappezzate di adesivi della guida Routard, nessun tavolo libero e il solito menu che potete trovare nel Marocco del Sud.
La Tolerance invece è ancora vuota al nostro arrivo e non si riempirà del tutto nemmeno nel corso della serata. Questo ci garantisce la massima cura nella preparazione dei piatti e un servizio simpatico e cordiale.

Samir con la "dolcissima" cuoca de La Tolerance

Ma quello che ci ha convinto ad accettare l'invito del proprietario ad accomodarci è stata la presenza in menù della pastilla, un piatto marocchino che richiede una lunga preparazione ed è quindi difficile trovare nei ristoranti turistici.
La cuoca ce lo mostra in un libro di ricette e capiamo che gli ingredienti principali sono pollo, uova e fogli di brick. Immaginate quindi la nostra sorpresa a vederci servire una piccola torta a forma di fagottino croccante spolverato di zucchero a velo e decorato con cannella in polvere e miele!

07/07/11

Colori, suoni e sapori dal sud del Marocco


i colori di Essaouira
 Essaouira con le sue mura color sabbia, gli edifici bianchi contro l'azzurro del cielo, le porte turchesi riccamente decorate, il blu dell'oceano che si infrange lungo il litorale sabbioso e sugli scoglie è una città che sembra uscita da un depliant sulla Tunisia o da una foto demodè delle isole Cicladi.
Si trova invece nel sud del Marocco, 3 ore di auto a nord di Agadir. è sicuramente la più bella città marocchina sulla costa atlantica, ancora autentica e per fortuna trascurata dai gruppi dei tour organizzati. Perdersi nelle sue stradine, attraversare il souk, sostare al porto sono esperienze capaci di mandare in fibrillazione tutti e cinque i sensi.

Dall'altro lato dell'Atlante, alle porte del deserto, è la vista invece a venir ipnotizzata dalle poche ma splendide kasbah che si incontrano lungo la via per Ouarzazate. Ci si guarda intorno e tutto ha le tonalità del rosso, quel rosso noto come rosso Marrakech. Eppure questa città è lontana decine di chilometri e a separarci da essa ci sono il verde, l'ocra, il marrone, il rosso e il grigio antracite dell'Atlante, che dai suoi 2.000 metri di altezza regala panorami mozzafiato.

nella kasbah Ait Benhaddou
 Arrivando alla kasbah Ait Benhaddou, una ventina di chilometri prima di Ouarzazate, e visitando il palazzo Glaoui nella kasbah Taourirt si ha subito l'impressione del già visto, tanto questi edifici in terra e fango, cesellati come merletti, sono parte integrante del nostro immaginario collettivo di mondo arabo. Ci hanno fatto sognare al cinema, li abbiamo visti riprodotti migliaia di volte su giornali e riviste, sono l'icona della promozione turistica di questa regione, popolano la nostra fantasia ogniqualvolta leggiamo Ben Jelloun o Fatima Mernissi. Eppure trovarseli davanti, lì, in mezzo al nulla ... è un'emozione che non si può descrivere a parole.

Essaouira: una perla splendente nel blu dell'oceano

Arriviamo al tramonto. Il sole sta tingendo di mille sfumature un cielo che, fino a pochi minuti fa, era turchese e senza l'ombra di una nube. La spiaggia è quasi deserta e si odono solo le onde frangersi sul bagnasciuga e qualche auto che passa solitaria lungo la strada alle nostre spalle. Davanti ai nostri occhi il profilo  di un gruppo di isolotti risalta in controluce su un orizzonte che si infuoca sempre più.
tramonto sulle Isole Purpuree
Sono le Iles de Mogador e solo più tardi, nella nostra guida, scopriamo che sono chiamate anche Iles Purpuraires. Già i Fenici, e poi i Romani, si erano spinti fin qui attratti dal rosso. Non quello magico del tramonto che ha stregato i nostri occhi, ma quello ben più redditizio della porpora per cui questo piccolo arcipelago era noto nell'antichità.

L'impegno più urgente ora è quello di trovare un posto dove dormire e qualcosa da mettere sotto i denti. In questa ricerca ci è subito chiaro che siamo in un luogo ben diverso dalla moderna e turistica Agadir che abbiamo lasciato poche ore fa. E' un luogo che ha ancora un'anima e una sua distinta personalità, ma dovremo attendere domani mattina per scoprirne la decadente bellezza.
bassa marea ad Essaouira

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